UN ALBERGO MOLTO STRANO
di
Giancarlo Loffarelli

NOTE DI REGIA

Questo spettacolo è dichiaratamente un'operazione postmoderna: nella fattispecie, è una rivisitazione, o comunque una frequentazione, di Georges Feydeau con il quale ha in comune l'atmosfera generale di "fine secolo". Infatti, così come Feydeau scrive all'approssimarsi di un volger di secolo che è il trapassare da un sistema di valori ad un altro tutto da costruire, anche l'epoca che viviamo (che non è solo un volger di secolo ma anche di millennio) è costituita da una sorta di spaesamento etico.

Le continue peripezie di mariti, mogli e amanti che si rincorrono fra le stanze di un fantomatico albergo non nascondono nulla, nel senso profondo che nascondono il "nulla"; il nulla di un vuoto etico in cui il tradizionale rapporto di valori è sovvertito: il pentito ed il killer brillano per la loro coerenza di fronte al vortice di menzogne che inscenano invece le coppie "borghesi".

Al finale è affidato il compito di inserire la vicenda, che ricalca i modelli classici della commedia di ogni tempo. in una cornice che, inaspettatamente, apre ilsenso dell'intera operazione a diverse interpretazioni.

Le soluzioni scenograflche e l'interpretazione degli attori sono finalizzate ad un effetto straniante che tende a denunciare continuamente il senso dell'operazione. Senso che finisce con il debordare dal limite ristretto della scena per coinvolgere direttamente lo stesso pubblico.

GIANCARLO LOFFARELLI